A cura di Dr. Giuseppe
Roberto Troisi psicologo - psicoterapeuta*[1]
“Dottore io ho già fatto numerosi percorsi di crescita, ho anche fatto 10 anni
di psicoterapia eppure,
nonostante i miei progressi, continuo a soffrire di
questi terribili attacchi di panico!”
Spesso mi ritrovo a dover lavorare, come
psicoterapeuta, insieme a persone che nel colloquio iniziale dichiarano di aver
già svolto percorsi di crescita
e anche psicoterapia mostrando,
ahimè,
una grande confusione sulla questione; inoltre, evidentemente,
le persone che
dovevano aiutarli a “crescere” non si sono preoccupati di
chiarire tale confusione.
Svolgendo l’attività di
psicoterapeuta (di cui sono anche didatta) e sviluppando percorsi di crescita e
training per giovani professionisti del mondo dello spettacolo, sono arrivato
alla conclusione che sia importante portare un po' di chiarezza.
Mi rendo conto
che partirò da un assunto
di base molto forte ma senza alcun intento provocatorio, purché si legga questo breve articolo
fino in fondo.
La crescita personale, attraverso i
numerosi approcci e metodi che si possono oggi trovare, parte da un
presupposto: che la persona abbia già
messo a posto alcuni nodi essenziali della propria vita tali da non
generare un dolore continuo e persistente: se sto soffrendo di depressione, o
sono squassato da continue crisi d’ansia
fino a perdere i sensi, oppure incomincio a provare una forte diffidenza verso
tutto e tutti o sento la frustrazione di sviluppare relazioni intime che poi se
ne vanno all’improvviso,
forse, e sottolineo il forse, non sono in grado di seguire con cura e dedizione
percorsi di crescita che richiedono concentrazione e apertura mentale.
Il dolore
sta lì, persistente,
distrae e contamina tutto e rischia di distruggere anche le mie risorse ancora
intatte.
In questo caso occorre rivolgersi
alla psicoterapia (una buona psicoterapia), effettuata con uno psicoterapeuta
qualificato, possibilmente con una esperienza acclarata rispetto all’area di problema che io sento
di avere dentro di me.
La psicoterapia, infatti, mira a
sviluppare le risorse della persona a partire dalla comprensione e rimozione di
quei vincoli di vita (molto spesso vincoli di lealtà) che rischiano di alterare il racconto della propria storia
spingendola verso una fine che si ripiega sui se stessa.
Tali vincoli possono avere origini
traumatiche, origini da trame di vita particolarmente dure e carenti di cura o
entrambe le cose.
Per esempio: ho una infanzia
abbastanza decente ma ho la sfortuna che un parente si è interessato di me in modo illecito e, per qualche motivo,
non sono in grado di avvertire un genitore o un adulto di questa violenza che
subisco e loro sembrano non cogliere il mio disagio; ebbene: quali tracce
lascia dentro di me questa triste esperienza?
Come posso superare questo
vissuto di dolore e senso di incomprensione e noncuranza?
Se in quel periodo il mio disagio si
era manifestato con perdita di appetito, tristezza o eccessi di collera, quante
probabilità ho che tali
forme di disagio non si ripropongono nella mia vita ogni volta che non mi sento
compreso da chi mi sta vicino?
Diventa quindi comprensibile che
prima debba essere restituita chiarezza a questo tipo di vissuto, aiutando la
persona a rivedere i rapporti con i familiari che sembrano impossibilitati a
comprendere e a quel punto si può
restituire il “permesso” a poter vivere senza questo
legame di dolore che si trascina da un certo numero di anni.
A questo punto sarò anche libero di poter
intraprendere con vigore e serenità
quel percorso di crescita che, adesso, è diventato possibile seguire, perché non più ostacolato
da quel grido di dolore inascoltato che sentivo dentro e che interferiva con
tutte le mie attività di
vita e le mie relazioni significative.
In qualche modo è come se, pur avendo un
problema al ginocchio, mi volessi ostinare a fare un percorso di danza
egiziana, lamentandomi del continuo dolore al ginocchio o all’anca.
Mi avevano parlato degli enormi
benefici della danza egiziana, di come rende più agili e felici, di come ci si diverte, ma … io sento solo fastidio e
spesso dolore: come mai?
E’ colpa
della danza mal eseguita?
dell’insegnante?
del gruppo di danza?
Forse converrebbe prima una visita da
un ortopedico, capire se si tratta di infiammazione o altro e poi,
adeguatamente curato e ristabilito, potrò godere dei benefici della danza egiziana.
In maniera analoga, il nostro corpo
ci parla e ci dice se stiamo bene o meno, se abbiamo un buon rapporto con noi
stessi o se invece ci sono delle parti poco chiare: se vivo la “paura della Paura” e se il mio corpo diventa una
specie di blocco di ghiaccio improvvisamente, mi devo chiedere cosa mi sta
succedendo, ma anche cosa mi sta dicendo.
Solo dopo averlo ascoltato sarò libero di poterlo sviluppare
in qualsiasi cosa mi dia piacere o susciti il mio interesse.
Per concludere, si può intraprendere un viaggio lungo
e pieno di avventure con l’aspettativa
di fare una esperienza importante, se partiamo con uno zaino pieno di strumenti
adeguati ad ogni evenienza. Come dicono le guide scout: “non esistono percorsi difficili, esiste solo buona o cattiva
attrezzatura!”


