lunedì 31 agosto 2015

CRESCITA O CAMBIAMENTO? DIFFERENZE E SIMILITUDINI TRA PSICOTERAPIA E PERCORSI DI CRESCITA PERSONALI

A cura di Dr. Giuseppe Roberto Troisi psicologo - psicoterapeuta*[1]


Dottore io ho già fatto numerosi percorsi di crescita, ho anche fatto 10 anni di psicoterapia eppure,
nonostante i miei progressi, continuo a soffrire di questi terribili attacchi di panico!

 Spesso mi ritrovo a dover lavorare, come psicoterapeuta, insieme a persone che nel colloquio iniziale dichiarano di aver già svolto percorsi di crescita e anche psicoterapia mostrando, 
ahimè, una grande confusione sulla questione; inoltre, evidentemente, 
le persone che dovevano aiutarli a “crescere” non si sono preoccupati di chiarire tale confusione.

Svolgendo l’attività di psicoterapeuta (di cui sono anche didatta) e sviluppando percorsi di crescita e training per giovani professionisti del mondo dello spettacolo, sono arrivato alla conclusione che sia importante portare un po' di chiarezza. 
Mi rendo conto che partirò da un assunto di base molto forte ma senza alcun intento provocatorio, purché si legga questo breve articolo fino in fondo.
La crescita personale, attraverso i numerosi approcci e metodi che si possono oggi trovare, parte da un presupposto: che la persona abbia già messo a posto alcuni nodi essenziali della propria vita tali da non generare un dolore continuo e persistente: se sto soffrendo di depressione, o sono squassato da continue crisi d’ansia fino a perdere i sensi, oppure incomincio a provare una forte diffidenza verso tutto e tutti o sento la frustrazione di sviluppare relazioni intime che poi se ne vanno all’improvviso, forse, e sottolineo il forse, non sono in grado di seguire con cura e dedizione percorsi di crescita che richiedono concentrazione e apertura mentale. 
Il dolore sta lì, persistente, distrae e contamina tutto e rischia di distruggere anche le mie risorse ancora intatte.
In questo caso occorre rivolgersi alla psicoterapia (una buona psicoterapia), effettuata con uno psicoterapeuta qualificato, possibilmente con una esperienza acclarata rispetto all’area di problema che io sento di avere dentro di me.
La psicoterapia, infatti, mira a sviluppare le risorse della persona a partire dalla comprensione e rimozione di quei vincoli di vita (molto spesso vincoli di lealtà) che rischiano di alterare il racconto della propria storia spingendola verso una fine che si ripiega sui se stessa.
Tali vincoli possono avere origini traumatiche, origini da trame di vita particolarmente dure e carenti di cura o entrambe le cose.

Per esempio: ho una infanzia abbastanza decente ma ho la sfortuna che un parente si è interessato di me in modo illecito e, per qualche motivo, non sono in grado di avvertire un genitore o un adulto di questa violenza che subisco e loro sembrano non cogliere il mio disagio; ebbene: quali tracce lascia dentro di me questa triste esperienza? 
Come posso superare questo vissuto di dolore e senso di incomprensione e noncuranza?

Se in quel periodo il mio disagio si era manifestato con perdita di appetito, tristezza o eccessi di collera, quante probabilità ho che tali forme di disagio non si ripropongono nella mia vita ogni volta che non mi sento compreso da chi mi sta vicino?
Diventa quindi comprensibile che prima debba essere restituita chiarezza a questo tipo di vissuto, aiutando la persona a rivedere i rapporti con i familiari che sembrano impossibilitati a comprendere e a quel punto si può restituire il “permesso” a poter vivere senza questo legame di dolore che si trascina da un certo numero di anni.
A questo punto sarò anche libero di poter intraprendere con vigore e serenità quel percorso di crescita che, adesso, è diventato possibile seguire, perché non più ostacolato da quel grido di dolore inascoltato che sentivo dentro e che interferiva con tutte le mie attività di vita e le mie relazioni significative.

In qualche modo è come se, pur avendo un problema al ginocchio, mi volessi ostinare a fare un percorso di danza egiziana, lamentandomi del continuo dolore al ginocchio o all’anca. 
Mi avevano parlato degli enormi benefici della danza egiziana, di come rende più agili e felici, di come ci si diverte, ma … io sento solo fastidio e spesso dolore: come mai? 
E’ colpa della danza mal eseguita? 
dell’insegnante? 
del gruppo di danza?
Forse converrebbe prima una visita da un ortopedico, capire se si tratta di infiammazione o altro e poi, adeguatamente curato e ristabilito, potrò godere dei benefici della danza egiziana.
In maniera analoga, il nostro corpo ci parla e ci dice se stiamo bene o meno, se abbiamo un buon rapporto con noi stessi o se invece ci sono delle parti poco chiare: se vivo la “paura della Paura” e se il mio corpo diventa una specie di blocco di ghiaccio improvvisamente, mi devo chiedere cosa mi sta succedendo, ma anche cosa mi sta dicendo. 
Solo dopo averlo ascoltato sarò libero di poterlo sviluppare in qualsiasi cosa mi dia piacere o susciti il mio interesse.

Per concludere, si può intraprendere un viaggio lungo e pieno di avventure con l’aspettativa di fare una esperienza importante, se partiamo con uno zaino pieno di strumenti adeguati ad ogni evenienza. Come dicono le guide scout: “non esistono percorsi difficili, esiste solo buona o cattiva attrezzatura!”


martedì 24 febbraio 2015

L’importanza di aspettarsi l’inaspettato

Crediamo che tutto sia predeterminato, e che non ci sia spazio per l’indeterminatezza.
Scopriamo quanto sia sbagliato questo modo di pensare.Siamo sempre stati portati a credere che ogni evento futuro non possa essere nient’altro che il risultato delle azioni passate, e che nulla di assolutamente imprevedibile possa mai accadere. Anche quando qualcosa di davvero non previsto accade, tendiamo a darne subito una giustificazione, addossandone la motivazione al caso, o a qualche causa che non avevamo tenuto in considerazione.

Questo comportamento è abbastanza normale, e deriva dal modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni a sua disposizione.
Dobbiamo considerare infatti che il principale scopo del nostro cervello è quello di proteggerci da possibili pericoli, pertanto di fronte a qualsiasi situazione tendiamo in modo spontaneo a fare una previsione di quello che potrebbe succedere, in base alle informazioni che abbiamo memorizzato riguardo l’esito di situazioni simili a quella che stiamo per affrontare.
A questo poi dovete aggiungere che, per lo stesso motivo, la mente tende sempre a ipotizzare la situazione peggiore che potrebbe venirsi a creare, sempre allo scopo di proteggerci da potenziali pericoli.
Tutto ciò va benissimo in tutti i casi in cui dobbiamo fronteggiare qualche situazione davvero pericolosa, o nei casi in cui non valutare le conseguenze delle nostre azioni potrebbe davvero mettere in pericolo la nostra incolumità o quella dei nostri cari.
Il problema purtroppo è che abbiamo fatto diventare questo meccanismo una nostra abitudine mentale, che scatta automaticamente in tutte le situazioni, anche quando non c’è alcun pericolo da fronteggiare.
Vi sarà capitato sicuramente di affrontare un esame scolastico con la paura di venire bocciati, o di trovarvi in situazioni difficili – per esempio economiche o professionali – e pensare che nulla e nessuno al mondo potevano tirarvi fuori di lì, ecc.

Il mondo non è deterministico

Chi segue questo blog sa sicuramente che l’Universo non ha volontà propria, e che quindi gli unici artefici del nostro destino siamo soltanto noi.
Forse sapete anche che, pur prendendo in considerazione tutte, ma proprio tutte le variabili in gioco, a causa del principio di indeterminazione di Heisenberg non è assolutamente possibile determinare quale sarà l’evoluzione di un qualunque sistema fisico.
Non è fisicamente possibile, che ci crediate o no, determinare con esattezza il futuro, e questo è ampiamente dimostrato da diversi principi della fisica quantistica. Il mondo non è soggetto ad alcuna legge deterministica, ma l’unica regola che vige è che qualsiasi risultato è sempre possibile. Qualsiasi, indipendentemente dalla situazione attuale, e senza alcun legame con quello che potrebbe essere successo in passato in situazioni simili.

Creare aspettativa per l’inaspettato

Il mondo quindi non è un luogo che sottostà a rigide leggi meccaniche. Questo lo credono solo coloro che non conoscono le ultime scoperte nel campo della fisica quantistica, ma non bisogna nemmeno per questo cadere nell'errore opposto, credendo che il mondo sia un luogo caotico in cui può succedere di tutto senza alcun controllo da parte nostra.
La legge di causa-effetto esiste, pertanto non è possibile che accada qualcosa senza una causa scatenante. Ma la vera causa di tutto, la causa prima, è una e una sola: il nostro pensiero.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, come dice il titolo di questo articolo, dobbiamo creare l’aspettativa. Bisogna insomma aspettarsi l’inaspettato.
Dobbiamo entrare nell'ottica che finchè non crediamo che tutto possa accadere, rendiamo il mondo un luogo in cui nulla di nuovo può succedere. I nostri pensieri, e quindi le nostre aspettative, sono leggi inviolabili per l’Universo, pertanto il creare l’aspettativa per l’inaspettato apre le porte al nuovo, e rende possibile qualsiasi cosa.
Ogni qual volta pensiamo che qualcosa sia impossibile, ricordiamoci sempre che la probabilità che qualcosa possa accadere la decidiamo noi, attraverso le nostre credenze. E’ importante quindi creare la giusta aspettativa, e spazzare dalla mente tutti i pensieri automatici che ci fanno credere che tutto possa andare solo come il buon senso suggerisce.
Immaginare un esito positivo è altrettanto semplice quanto immaginarne uno negativo. La quantità di energia necessaria è la stessa. A noi non sembra così perchè siamo da sempre abituati a pensare in modo pessimistico.
Rompiamo allora una volta per tutte gli schemi mentali, e affrontiamo tutte le situazioni con una positiva aspettativa per l’inaspettato.
Prova, vedrai accadere miracoli.
Ti lascio con un pensiero di Neale Donald Walsch:
L’Universo è lieto di portarci l’inaspettato,
siamo noi altrettanto propensi ad accoglierlo?


Articolo: http://www.campoquantico.it/wordpress/limportanza-di-aspettarsi-linaspettato/